Berlino si piega per sollevare Atene
Molte banche internazionali avevano scommesso che entro il 2012 la Grecia sarebbe dovuta uscire dall’euro, perché non ci sarebbe stato un accordo dell’Unione europea e della Banca centrale europea per ridurre il debito greco che sta arrivando al 160 per cento del pil. Ciò avrebbe implicato, dicevano i banchieri, un salvataggio contrario alla prevalente interpretazione dello statuto dell’Eurozona, sarebbe stato un regalo alla Grecia. La scommessa ha ora una smentita.
13 AGO 20

Molte banche internazionali avevano scommesso che entro il 2012 la Grecia sarebbe dovuta uscire dall’euro, perché non ci sarebbe stato un accordo dell’Unione europea e della Banca centrale europea per ridurre il debito greco che sta arrivando al 160 per cento del pil. Ciò avrebbe implicato, dicevano i banchieri, un salvataggio contrario alla prevalente interpretazione dello statuto dell’Eurozona, sarebbe stato un regalo alla Grecia. La scommessa ha ora una smentita. Infatti, sia pure in modo nebuloso, l’intesa a tre, anche con il Fondo monetario, è stato raggiunta con un insieme di strumenti: moratoria sul pagamento degli interessi, allungamento delle scadenze dei titoli di debito, restituzione ad Atene da parte della Bce della plusvalenza realizzata con l’acquisto di suo debito a prezzi inferiori rispetto a quelli nominali, riacquisto da parte della Grecia (mediante un prestito europeo) di una parte dei titoli alle quotazioni correnti.
In base all’accordo, il debito della Grecia nel 2020 non dovrebbe superare il 124 per cento del pil. Nel 2022 dovrebbe scendere al 110. Inoltre la Germania, stato chiave per qualsiasi decisione, ha dovuto rassegnarsi e ammettere che per difendere l’euro occorre aiutare uno stato membro in difficoltà: quando l’obiettivo essenziale della stabilità finanziaria e il veto agli aiuti ai paesi indebitati entrano fra loro in conflitto, la logica politica comporta di far prevalere il principio di maggior peso. Ma ora che questo passo è stato fatto occorre farne altri, nel campo delle politiche monetarie e fiscali espansive, per consentire alla Grecia (e non solo) di recuperare la caduta del pil che aggrava il peso del debito.